BRUTTO ANATROCCOLO

 

Liberamente ispirato al “Il brutto anatroccolo”

 

Coreografia Roberto Lori
Parte recitate a cura di Fabio Bacaloni

Interpreti Fabio Bacaloni,Roberto Lori

Musica:  Čajkovskij

Disegno luci Gabriele Termine
Graphic video Daniele Frontini
Editing musicale Maurizio Machella
Direzione artistica Simona Bucci
Con il sostegno di Ministero dei Beni Culturali e le Attività Culturali-Dip. dello Spettacolo e Regione Toscana

 

Produzione Compagnia Simona Bucci Durata: 55 minuti
Fascia d’età consigliata: 3-8 anni

 

Tra le uova che si stanno per schiudere una è diversa dalle altre: è più grande, ha una forma meno regolare delle altre, che una volta schiuse svelano piccoli anatroccoli graziosi, perfetti, tutti uguali, mentre da questo uovo esce un essere grigio, spelacchiato, un po’ sgraziato nei movimenti e troppo alto per essere un anatroccolo. Un “brutto” anatroccolo pronto a stringere amicizia, ma loro lo rifiutano, lo

giudicano, non lo vogliono tra loro, lo rifiutano perché lo vedono diverso da loro e lo allontanano dal loro gruppo. Trovandosi da solo e triste, ma pieno di speranze, comincia un viaggio.

Il brutto anatroccolo vivrà un’avventura costellata di rifiuti, ogni volta però speranzoso di trovare dei compagni, ma sempre scacciato.

Il brutto anatroccolo prova e riprova ad essere uguale agli altri, a muoversi e agire come loro, perché pensa che le sue abilità non valgano quanto quelle degli altri. Vorrebbe essere come loro, vorrebbe essere parte di un gruppo. Un giorno assisterà ad un magnifico volo di cigni; maestosi, bianchi come la neve, che volano leggeri e liberi nell’aria, così diversi dagli altri animali che ha incontrato e non si rende conto che già sta avvenendo in lui una trasformazione. Solo e sconsolato comincia a muoversi e i suoi movimenti flessuosi, leggeri e dinamici, i suoi balzi e i suoi giri improvvisamente creano una danza. Quell’esserino grigio e spelacchiato e considerato diverso si è trasformato in un magnifico cigno unico e speciale come è unico e speciale ognuno di noi.

 

LE TEMATICHE PRINCIPALI

Spettacolo concepito per un pubblico giovane (dai 3 agli 8 anni) che ruota attorno alla figura del Brutto anatroccolo come metafora del concetto di diversità e accettazione di se stessi e degli altri, il superamento delle proprie paure e vulnerabilità.
Il disagio del brutto anatroccolo, questo suo sentirsi diverso e rifiutato, rende il personaggio riconoscibile ad ognuno, perché ogni bambino è…un brutto anatroccolo!

L’infanzia è il periodo della vita in cui molto spesso ci sentiamo inadeguati, in questa fase si ricevono continuamente critiche; dagli adulti come: sei pigro, sei pasticcione, sei timido, sei pauroso, sei cattivo, etc., dai coetanei: appellativi come sei grasso, sei brutto, sei stupido, ecc.
Alcuni di questi appellativi renderà il personaggio più vicino alle nature di tutti noi, eroi quotidiani costituiti da forze e debolezze. La fragilità del nostro personaggio diventerà la chiave per il raggiungimento dell’intento.

Questa fiaba è un invito coraggioso a non tradire mai ciò che si è, anche quando non si ricevono conferme dagli altri. L’anatroccolo potrebbe, in qualche modo, rassegnarsi alla sua situazione, vivere passivamente le critiche che riceve e incassarle. Al contrario non si ferma e continua la ricerca di se stesso: c’è una forza istintiva in questo piccolo, che lo porta a non arrendersi: il suo peregrinare è il simbolo della sua natura che non ha alcuna disponibilità a “omologarsi”. La ricerca della propria individualità è la forza che lo nutre. Protetti da caratteristiche e comportamenti condivisi, ci si può riconoscere, fortificare e crescere. Comprendere però, che sono le differenze che possono unirci e creare la vera forza del gruppo, facendo tesoro delle nostre peculiari caratteristiche, ci fa diventare adulti.

 

LE FONTI

Il brutto anatroccolo (Den grimme ælling) è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l’11 novembre 1843. La fiaba fu in seguito inclusa nel volume di Andersen I Nuovi racconti (Nye Eventyr, 1844).

 

GLI APPROFONDIMENTI POSSIBILI

– Come possiamo trasformare una favola in una storia che ci riveli qualcosa di noi?
– Vivere le differenze come ricchezza per tutti, come fonte di nuovi sguardi, nuove modalità e possibilità. Solo l’insieme dei colori crea l’arcobaleno. Differenti culture e lingue, possono creare nuove culture e nuove lingue

 

Cosa è la danza?

 

Come avvicinarsi a uno spettacolo di danza dove il linguaggio utilizzato non è verbale o solo in parte?
Questa, a nostro avviso, è una buona occasione per affrontare (se non già affrontato) il tema dell’espressione umana.

Come possiamo esprimere le nostre emozioni, i nostri sogni, le nostre pulsioni?
Certo abbiamo la parola, ma è l’unica possibilità che abbiamo? È la scelta migliore per ognuno di noi, oppure ci sono altre modalità, altre forme d’espressione. La danza utilizza il movimento come espressione del sentire. L’uomo, nel suo vivere quotidiano lo fa’ ogni giorno, i suoi movimenti ci indicano la sua natura del momento, quando è felice oppure quando è triste, annoiato o spaventato! Nella danza tutto si traduce in qualità motore. Lo stesso fa il musicista con il suono, il pittore con i colori, lo scultore con la materia…
L’arte diventa l’espressione, memoria, visione della natura umana.

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PRODUZIONI BAMBINI, Roberto Lori