IL GATTO CON GLI STIVALI

Liberamente ispirato al “Gatto con gli stivali”

Coreografia Roberto Lori
Parte recitate a cura di Fabio Bacaloni

Interpreti Fabio Bacaloni, Roberto Lori

Luci Gabriele Termine

Costumi Simona Bucci
Direzione artistica: Simona Bucci

Con il sostegno di Ministero dei Beni Culturali e le Attività Culturali-Dip. dello Spettacolo e Regione Toscana

Durata: 55 minuti
Fascia d’età consigliata: 3-8 anni

 

LA TRAMA

La fiaba narra la storia di un’eredità lasciata da un mugnaio ai suoi tre figli: il vecchio mulino al primogenito, al secondo un asino e al più giovane un gatto, dando a ciascuno la possibilità di vivere con questi mezzi. Il più giovane è dispiaciuto per la sua parte di eredità, ma il gatto della fiaba è un animale astuto e dotato di parola. Con astuzie ed inganni il gatto capovolgerà la vita del suo nuovo proprietario, fino a fargli sposare la figlia del re.

La favola narra dell’apparente sfortuna di un giovane che attraverso l’aiuto di un amico assai particolare, un gatto parlante dotato di grande astuzia e desiderio di donare gioia al suo padrone, raggiungerà fortuna e appagamento.

 

LE TEMATICHE PRINCIPALI

Spettacolo concepito per un pubblico giovane (dai 3 agli 8 anni) che ruota attorno alla figura del Gatto con gli stivali come metafora del valore dell’amicizia, l’arguzia, il valore aldilà delle apparenze, il superamento delle proprie paure.
Il gatto che in apparenza sembra il meno prezioso dei lasciti si rivelerà invece di grande valore. Nella favola tradizionale il gatto munito di grandi stivaloni magici si trasforma in una sorta di guascone, furbo, audace, sfrontato, coraggioso. Nella versione qui presentata il nostro personaggio ha tutte queste qualità ma nasconde una debolezza, in realtà assai grave per l’orgoglio felino: egli non teme nulla se non i topi.

Proprio questa sua grande debolezza renderà il personaggio più vicino alle nature di tutti noi eroi quotidiani costituiti da forze e fragilità e la fragilità del nostro personaggio diventerà la chiave per il raggiungimento dell’intento.

 

LE FONTI

Il gatto con gli stivali è una fiaba popolare europea. La più antica attestazione scritta della storia risale a Giovanni Francesco Straparola (1550); è incerto se Straparola abbia inventato la fiaba o abbia semplicemente trascritto un racconto della tradizione orale. Del secolo successivo è la versione di Giambattista Basile. Nel Romanticismo tedesco fu Ludwig Tieck a scrivere questa fiaba con linguaggio tipicamente romantico, prendendosi gioco della letteratura del tempo. Apparve in “Fiabe popolari” dello stesso Tieck, insieme ad altre celebri fiabe come Barbablù; la loro caratteristica era quella di nascondere l’orrore attraverso la comicità, o l’ironia. Celebri divennero anche le versioni create da Charles Perrault e dai Fratelli Grimm.

La fiaba non ci dice quanto giovane fosse il ragazzo, ma sembra quasi che da parte del gatto con gli stivali ci sia una forma di adozione nei confronti del giovane, come se prendesse il posto del padre deceduto. Il padre ha lasciato il gatto al figlio o il figlio al gatto? Il gatto con gli stivali, nuovo padre, ribattezza il suo padrone, nominandolo Marchese di Carabà; gli dà quindi non soltanto un nome ma anche un titolo, elevandolo di grado e avvicinandolo così a ciò che diventerà: marito della figlia del Re. Il gatto con gli stivali è un fiabesco dio Mercurio. Anche il nostro gatto ha i piedi “alati” muniti di stivali che lo fanno viaggiare velocemente e annunciare l’arrivo del suo padrone; così Mercurio, il messaggero degli dei, è munito di calzari alati. La velocità dei piedi è uguale alla velocità della mente che entrambi hanno.

Il gatto con gli stivali, persuade, gioca con la sua intelligenza, incanta con la parola, forse chissà fa anche le fusa, fino a riuscire a raggirare l’orco simbolo di chi si limita a soddisfare i bisogni istintivi e materiali e non usa la ragione. Il bagno in acqua (che il gatto ordina al suo padrone, chiedendogli di simulare un annegamento) oltre a ricordare il battesimo con cui il gatto cambia identità al ragazzo, come detto prima, ricorre anche nella mitologia romana legata a Mercurio. Anche il padrone del gatto con gli stivali esce dall’acqua pulito e purificato: non ha più i suoi vecchi abiti di povero figlio di mugnaio tanto che il Re ordinerà di fornirgli gli abiti più adatti al suo rango di marchese; e indossati gli abiti diventa a tutti gli effetti un marchese.

 

GLI APPROFONDIMENTI POSSIBILI

– Cosa è la danza?
Come avvicinarsi a uno spettacolo di danza dove il linguaggio utilizzato non è verbale o solo in parte?
Questa, a nostro avviso, è una buona occasione per affrontare (se non già affrontato) il tema dell’espressione umana.
Come possiamo esprimere le nostre emozioni, i nostri sogni, le nostre pulsioni?
Certo abbiamo la parola, ma è l’unica possibilità che abbiamo? È la scelta migliore per ognuno di noi, oppure ci sono altre modalità, altre forme d’espressione. La danza utilizza il movimento come espressione del sentire. L’uomo, nel suo vivere quotidiano lo fa’ ogni giorno, i suoi movimenti ci indicano la sua natura del momento, quando è felice oppure quando è triste, annoiato o spaventato! Nella danza tutto si traduce in qualità motore. Lo stesso fa il musicista con il suono, il pittore con i colori, lo scultore con la materia…
L’arte diventa l’espressione, memoria, visione della natura umana.

– Come possiamo trasformare una favola in una storia che ci riveli qualcosa di noi?

– Quali sono le nostre debolezze, i nostri limiti, le nostre vulnerabilità e quali le nostre forze e talenti?

La sfiducia, la solitudine, la mancanza di stimoli e di coraggio, la paura. Come possiamo affrontarle?

– La paura.
Quanti tipi di paure dobbiamo affrontare?
Paura di sbagliare, paura del buio, dell’ignoto, della morte, del male, del dolore…
Come affrontarle? Quali sono le paure che possiamo superare e invece le paure utili alla nostra salvaguardia.
Ci sono paure che una volta affrontate si manifestano nella loro vera natura debole e innocua.

– L’amicizia come elemento importante dell’esistenza.
Insieme nel gioco, nei momenti di gioia, di sorpresa, di realizzazione dei sogni, ma anche in quelli difficili e dolorosi

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PRODUZIONI BAMBINI, Roberto Lori